Appello al Sottosegretario Toccafondi su gender e Buona Scuola

Appello al Sottosegretario Toccafondi su gender e Buona Scuola. 

Di Monica Boccardi, avvocato cassazionista e mediatore professionista, Commissione Scientifica per la Famiglia

Il Sottosegretario al MIUR Gabriele Toccafondi, in un suo articolo pubblicato sul Corriere Fiorentino del 29.10.15 e rilanciato sulla sua pagina Facebook, ha fatto alcune affermazioni molto interessanti che, se da un lato rinfrancano le famiglie, dall’altro confermano l’esistenza di un generale pericolo di intromissioni indesiderate nel diritto educativo dei genitori.

L’intervento del sottosegretario è nato dal ritiro di un’alunna da parte dei genitori, dalla scuola di Massa Carrara in cui, all’insaputa dei genitori, era stata proposta ai bambini la lettura di «Una Bambola per Alberto», definito da EDT-Libri «un libro contro gli stereotipi di genere, quelli che vorrebbero imporre giochi per femmine e giochi per maschi».

Lettura che faceva parte di un progetto, intitolato «Liber* Tutt*», che Marina Babboni, dirigente della Provincia di Massa Carrara per la Pubblica Istruzione e le Politiche di genere, descrive al Corriere Fiorentino come «rivolto agli alunni dai 5 ai 18 anni incentrato sul valore delle differenze; un progetto (…) nato per superare, in modi non convenzionali, pregiudizi e convenzioni».

Il Sottosegretario Toccafondi ha commentato l’accaduto, sostanzialmente aderendo alla reazione genitoriale e affermando in maniera decisa che «La nostra Costituzione sancisce chiaramente che i primi responsabili dell’educazione dei figli sono i genitori. Va rispettato il patto educativo tra genitori e insegnanti, anche in virtù dell’art. 30 della Costituzione che sottolinea il dovere dei genitori di educare i propri figli. Per questo ogni tipo di materiale e progetto educativo su temi sensibili che entra nelle scuole deve essere condiviso dalle famiglie. Omettendo tutto questo si rischia di ideologizzare l’educazione dei ragazzi (…)».

Ha poi aggiunto, in qualità di membro del Governo, «Vogliamo affrontare in maniera seria il tema della lotta alla discriminazione senza però cadere nell’ambiguità pensando da, una parte, che la scuola sia un’isola felice dove le discriminazioni non esistano e dall’altra parte che il ruolo della scuola sia indottrinare i nostri ragazzi con la teoria “gender” secondo la quale non siamo uomini o donne ma ciò che vogliamo essere. (…) Dietro il paravento della lotta ad ogni discriminazione non si deve nascondere il tentativo di portare nelle scuole la teoria “gender” all’insaputa dei soggetti principali dell’educazione dei nostri figli, cioè i genitori. Il compito della scuola è quello di supportare i genitori nell’educazione, non di sostituirli. Va bene proporre percorsi formativi innovativi sul tema, senza però prevaricare il ruolo dei genitori, ma piuttosto attivando con loro un canale di scambio per un “consenso informato ” su ciò che verrà proposto ai ragazzi».

Affermazioni e considerazioni totalmente condivisibili, che non necessitano di alcun commento.

Contemporaneamente, però, il Sottosegretario ha ribadito la previsione del comma 16 della legge sulla Buona scuola circa il fatto che «Su questo tema, per sgombrare il campo da ogni tipo di interpretazione personale e di parte, dopo due circolari inviate alle scuole, a luglio, in cui si ribadiva con chiarezza quale sia lo scopo del comma 16, sarà presto al lavoro un comitato di esperti che redigerà le linee guida contro ogni forma di discriminazione che serviranno alle scuole per la stesura del piano dell’offerta formativa».

Si può immaginare che le famiglie si stiano interrogando su chi siano gli esperti di cui si avvarrà il Governo per stilare tali linee guida.

Il rischio è, infatti, che si tratti dei medesimi soggetti che hanno predisposto progetti, come “Liber* Tutt*“, “Viva L’amore” ed altri, fortemente influenzati dai gender studies e dunque portatori di concetti, sulla formazione dell’identità di genere, nonché indirettamente sull’affettività e la sessualità, che non sono condivise dalla maggioranza dei genitori, e ritenute non coerenti con l’educazione impartita dalle famiglie, cui spetta il primato assoluto in materia, secondo la nostra Costituzione.

È dunque auspicabile che il MIUR renda pubblici e palesi i criteri di scelta di tali esperti e consenta l’accreditamento e la partecipazione al «comitato di esperti», di cui al comma 16, anche ad altri soggetti, il cui curriculum corrisponda alle caratteristiche richieste dal Ministero, ma il cui orientamento sul “gender” non sia influenzato dalla politically correctness, né dai gender studies, e dimostri reale indipendenza scientifica.

Il sito web della Commissione Scientifica per la Famiglia