IL VOLTO AMABILE DELL’ORRORE

Giovanni Stelli

1. Valori proclamati e realtà effettiva

Uguaglianza, libertà, autodeterminazione, diritti, pluralismo, compassione: è in nome di questi valori, quasi unanimemente riconosciuti nelle nostre società occidentali, che vengono oggi energicamente, se non aggressivamente, promosse da associazioni e movimenti legati ai gruppi LGBT (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender) e ad ambienti «progressisti» (o liberal, secondo la terminologia politica degli Stati Uniti) una serie di rivendicazioni volte a modificare non solo il costume corrente, quanto, e principalmente, la legislazione vigente. Le nozioni di uguaglianza e di diritti vengono, per esempio, invocate per il riconosci- mento giuridico dei matrimoni omosessuali e la promozione della cosiddetta maternità surrogata, quella di compassione per promuovere aborto ed eutanasia, e così via.
Come è possibile respingere queste rivendicazioni senza respingere i valori che ne sono a fondamento? La lotta per abolire le disuguaglianze di casta, di classe, di razza, e di sesso (tra uomo e donna), ossia per bandire ogni forma di discriminazione sociale, non caratterizza forse tutta la storia della modernità? Non è forse questa storia la storia del progressivo affermarsi dell’eguaglianza e della libertà individuale, della progressiva estensione dei diritti a tutti gli esseri umani? oggi questa lotta per l’eguaglianza e per i diritti si estenderebbe ad altri soggetti discriminati (come omossessuali e transgender) – in precedenza trascurati a motivo di pregiudizi tanto inveterati quanto arbitrari – e porterebbe ad ampliare positivamente le nozioni di libertà, autodeterminazione e diritti: andrebbero così riconosciuti giuridicamente il diritto al matrimonio per qualsiasi coppia a prescindere dal sesso biologico, il diritto ad avere figli o a non averne, il diritto di scelta della propria «identità di genere», il diritto di morire e così via. Si tratta – questo ci viene assicurato, questo è il messaggio rivolto all’opinione pubblica – ancora e sempre della lotta contro le discriminazioni in nome degli stessi principi che hanno ispirato le lotte precedenti. Come non essere d’accordo?
L’attuale offensiva, ché di una vera e propria offensiva si tratta, dei gruppi Lgbt mossi dalle idee del «politicamente corretto», si presenta con il volto amabile dei valori in nome dei quali si è sviluppato il lungo processo di emancipazione dell’uomo nel corso dell’età moderna.
Dalle cronache apprendiamo poi una serie di notizie perlomeno sconcertanti. Veniamo a sapere, per esempio, che una diciassettenne in- diana, Sushma Pandey, muore a causa della stimolazione ovarica alla quale si era sottoposta per la terza volta in diciotto mesi nella clinica rotunda Center for human reproduction di Mumbai, una struttura d’eccellenza per i traffici legati alla fecondazione in vitro e quindi alla ma- ternità surrogata1. Apprendiamo che tre uomini thailandesi hanno pubblicizzato il proprio «matrimonio» su Internet, reclamando sui media della Thailandia il merito di essere probabilmente i primi gay ad avere festeggiato un matrimonio a tre, un matrimonio «plurimo»2. Leggiamo del caso di Nancy-Nathan Verlhest cittadino/a belga: Nancy cambia sesso a 42 anni e diventa Nathan, ma, a pochi mesi dall’operazione, in- soddisfatta dei risultati e sentendosi un “mostro”, ricorre all’eutanasia con l’approvazione dei medici, che definiscono la sua situazione “una situazione incurabile, con sofferenze [psicologiche] insopportabili”3. Un caso questo per molti versi analogo a quello, ormai classico, di Bruce- Brenda-David reimer, su cui dirò qualcosa più avanti. Apprendiamo che un tabloid austriaco di larga diffusione ha divulgato il caso di un giovane che dichiara di avere da tempo rapporti sessuali soddisfacenti e, si badi, consensuali (onde rintuzzare le critiche degli animalisti!) con la sua cagnetta dalmata (la fotografia dei due partner è riportata dal periodico in copertina) e che si lamenta però dell’incomprensione a tal riguardo dei genitori4. E si potrebbe continuare.
Di fronte a notizie di questo genere la reazione del senso comune, e quindi di buona parte degli esseri umani, è una reazione ovvia di disapprovazione: si tratterebbe di casi mostruosi, di estremizzazioni inaccettabili, anche di orrori che andrebbero però confinati nella patologia e magari, in casi come quello del giovane zoofilo, di stranezze da non prendere troppo sul serio5. La disapprovazione morale si manifesta in espressioni tipiche come «questo è troppo», «a tutto c’è un limite» e così via. Non ci si chiede però in che modo si possa fissare questo limite, in base a quale criterio sia possibile oggi escludere o rifiutare determinati comportamenti come inaccettabili e moralmente negativi. Ciò che non si riesce a vedere, o magari ci si rifiuta di vedere, è che queste «esagerazioni» derivano coerentemente da quelle rivendicazioni generali avanzate in nome di quei valori: il volto amabile di quelle rivendicazioni nasconde in realtà l’orrore.
È necessario allora riflettere sul perché il livello fattuale in cui si verificano questi orrori, livello che possiamo chiamare B, non venga av- vertito come conseguenza delle rivendicazioni generali ossia del livello che possiamo designare come A. Perché molti, pur respingendo B, sono disposti ad accettare A, non vedendo in ciò alcuna incongruenza?
occorre innanzi tutto osservare che in genere, per essere accettato, il male deve presentarsi come bene. Qui è la verità della posizione socratica: il male sarebbe ignoranza, non sarebbe possibile fare il male volontariamente; l’uomo si deciderebbe a fare il male perché lo reputerebbe (falsamente) un bene. Tale posizione – pur essendo, in quanto posizione generale, falsa: posso infatti, per perseguire il mio interesse, volere il male, pur sapendo che è male, e posso anche, in alcuni casi estremi, volere il male in quanto tale – dice qualcosa di profondamente vero: nella maggior parte dei casi l’uomo si dispone a fare il male, solo se è convinto che si tratta di un bene, come dimostra, tra l’altro, la storia delle ideologie nel XX secolo; bisogna pertanto convincerlo che il male è bene, presentare il male come bene, mascherarlo col volto amabile del bene.
Una prima spiegazione del successo dei propagandisti Lgbt sta per- tanto nella circostanza che ad essere più visibile, ad attirare maggior- mente l’attenzione è il livello A, il livello dei valori proclamati, su cui sembra assai difficile non essere d’accordo. Per rendere evidente che B, gli orrori di fatto, deriva da A, è necessario allora demistificare A: mostrare cioè che il significato dei valori proclamati – eguaglianza, libertà, diritti, compassione e così via – è stato profondamente deformato ideo- logicamente dagli attivisti del politicamente corretto, per cui a quei nomi (libertà, diritti, eguaglianza e così via) non corrisponde più il significato originario, ma un significato del tutto diverso.
Si tratta, come è chiaro, non tanto di un problema di comunicazione (naturalmente è anche un problema di comunicazione), ma di un pro- blema filosofico che richiede una riflessione critica sui fondamenti della visione del mondo oggi predominante, una riflessione sui valori che ne stanno a fondamento e che mostri come l’attuale interpretazione di tali valori ne costituisca in effetti un profondo stravolgimento.

 
2. La realtà effettiva: narrazioni

Prima di affrontare questa critica nel successivo paragrafo 3, credo sia utile soffermarsi ulteriormente sul livello B ossia narrare alcuni or- rori, richiamando i casi già menzionati e citandone altri. La cronaca si arricchisce peraltro ogni giorno di nuovi episodi.

2.1. La cosiddetta procreazione medicalmente assistita

Nel capitolo, chiamato eufemisticamente «procreazione medicalmente assistita» (Pma), rientra il caso, già ricordato di Sushma Pandey:
La diciassettenne Sushma era poverissima e lavorava per poche rupie in un deposito di rottami. La disperazione e la fame l’hanno costretta a mentire sull’età per poter vendere i propri ovociti nella clinica degli orrori di Mumbai. Il colmo è che alla morte si è unita la beffa: nessuno ha pagato per il decesso di questa disperata mino- renne. Il rotunda Center for human reproduction, infatti, se l’è cavata sostenendo che la ragazza aveva presentato falsi documenti di identità, dai quali risultava maggiorenne, mentre sono scomparsi nel nulla i “mediatori” – due uomini e una donna – che per tutti i tre cicli di trattamento, avevano accompagnato Sushma in clinica6.

Basterebbe questo caso a mostrare come alle proclamazioni umanitarie e compassionevoli dei fautori della cosiddetta procreazione medicalmente assistita – espressione che, usata per indicare un complesso di pratiche in cui rientrano compravendita di ovociti e affitto dell’utero, ha di per sé una funzione analgesica – corrisponda una realtà che con l’umanità e la compassione ha ben poco a che fare. Il vero nome di questa realtà è mercificazione, una mercificazione i cui limiti si spostano sempre più in avanti. ha dichiarato richard Scott, della divisione di embriologia riproduttiva della rutgers University:

Nei centri Usa per la fecondazione assistita iniziano le richieste per bimbi su misura, con caratteristiche particolari come l’attitudine allo sport o l’ ‘orecchio musicale’ […] Sono venuti da me dei genitori che volevano un figlio giocatore di basket o una figlia con quoziente intellettivo maggiore di 200 […] Ci sono compagnie che stanno studiando il modo di produrre migliaia di gameti a partire dalle staminali, a quel punto si avrebbero migliaia di embrioni da cui in teoria scegliere quelli voluti7.

Esistono numerosi siti indiani che offrono servizi di maternità surro- gata col relativo listino prezzi. Il sito www.surrogacyindia.com/index.php, per esempio, presenta il seguente titolo Surrogacy India, Surrogacy, Egg Donation, in India. Indian surrogates, Indian egg donors e lo slogan pubblicitario: “Surrogacy India’s focus is in fertility, not infertility. Ma- king babies, is possible. ‘Possible’ is what we believe in.”

Ma ci sono anche interessanti siti europei, come quello della Bio- TexCom-Center for human reproduction con sede a Kiev in Ucraina, che presenta sul suo catalogo in rete vari tipi di fecondazione artificiale. Si preferisce l’eterologa? Basta cliccare la pagina “Servizi e costi” e sotto la voce “offerta speciale” si trova il prodotto scelto: “un bel bambino che si tiene i piedini con le mani imballato sotto l’etichetta «Successo as- sicurato»”; a soli 9.900 euro vengono assicurati un “numero illimitato di tentativi e rimborso dei soldi in caso di fallimento”. Volendo risparmiare,

c’è l’eterologa da discount a solo 6.900 euro con soli due tentativi [e] scontatissimo per i clochard della provetta c’è infine il pacchetto “Economico”: 4.900 euro per un unico tentativo […] Si racco- manda che “la coppia invii una informativa sulle caratteristiche della donatrice desiderata (altezza, peso, colore dei capelli, colore degli occhi, naso, ecc.). Il medico specialista sceglie tre donatrici secondo le caratteristiche fenotipiche inviate e comunica le informazioni sulle tre donatrici alla coppia richiedente”.

Se l’eterologa non funziona, si può passare alla maternità surrogata. Qui naturalmente il prezzo sale: con 29.900 euro abbiamo il pacchetto “All inclusive”:

Le spese sono più alte perché c’è da pagare l’affittuaria per il fa- stidio di ingravidarsi di un figlio che poi cederà. […] ovviamente quelli della BioTexCom sono gente seria e tengono a precisare che “l’agenzia si impegna […] a controllare che la madre surrogata non svolga attività che possano mettere in pericolo la gravidanza una volta avvenuta”.
La locataria subirà un test psicologico e un controllo di qualità per evitare che il prodotto non subisca danni dalla madre in affitto. Nel contratto di locazione umana nulla è poi lasciato al caso: una volta atterrati e dopo la sosta in appartamento, ci sarà la “presentazione della madre surrogata nella clinica privata e la preparazione del contratto tra madre surrogata e aspiranti genitori”. É previsto poi che i committenti ogni tanto verifichino tramite ecografia come sta crescendo il figlio su commissione.

Una volta che il bambino è nato, i clienti hanno diritto all’“otteni- mento di un passaporto a nome del bambino, presso il Consolato Italiano”, all’assistenza legale nel caso di rivendicazioni da parte della madre sur- rogata e ad una serie di servizi aggiuntivi (hotel o appartamento, vitto per ogni giorno di trasferimento e servizio di traduzione linguistica)8.
ogni desiderio del cliente va soddisfatto ed ogni desiderio tende a diventare un diritto. Questo sembra essere lo spirito del tempo: mercificazione e consumismo si sostengono a vicenda. Se ciò vuol dire perdere anche il senso della realtà, poco male: il cliente ha sempre ragione. Una coppia di Trieste, 55 anni lui e 67 anni lei, ha acquistato una coppia di gemelli nati in Ucraina, figli naturali del padre che ha utilizzato un ovulo “donato” ed un “utero in affitto”9. Quando andranno a scuola questi bambini avranno un padre di oltre 60 anni e una madre-nonna che avrà superato i 73 ed ovviamente avranno ottime probabilità di diven- tare orfani in un momento cruciale della loro crescita. Ma la realtà non conta nulla di fronte al desiderio di maternità e di genitorialità, che aziende come la BioTexCom e la SurrogacyIndia sono pronte a soddisfare a pagamento.

 

2.2. Gender
Come è noto, secondo i sostenitori della cosiddetta gender theory ovvero – se si ritiene improprio il termine “teoria”10 – di quel complesso di idee che scaturiscono dai cosiddetti gender studies, il sesso come dato biologico va nettamente distinto dal genere, che è invece un dato socio culturale per cui l’identità di genere (il fatto che un persona sia eterosessuale, omosessuale, bisessuale ecc.) è il risultato di un processo sociale e culturale, condizionato dal potere coercitivo dell’ambiente e quindi da quel complesso, ancora predominante, di “norme eterosessuali […] trasmesse quotidianamente dai media, dai film, così come dai nostri genitori […] che prescrivono ciò che dobbiamo fare per essere un uomo o una donna”11. Liberarsi da questo condizionamento significherebbe restituire alle persone il potere di autodeterminazione, di scegliere in libertà la propria identità di genere, ricorrendo, se del caso, anche a tecniche farmacologiche e chirurgiche di “sex-reassignment” o, meglio, “gender-reassignment”. In tal modo verrebbero eliminate discriminazioni e ineguaglianze, il mondo diventerebbe “più vivibile”12 e le persone più felici.
Si può però dubitare di queste promesse. ho menzionato in precedenza il caso tragico di Nancy-Nathan Verlhest accennando all’analogia che esso presenta con quello, più noto, di Bruce-Brenda-David reimer13. Bruce reimer, dopo aver subito all’età di otto mesi una pressoché totale distruzione del pene a causa di un’operazione malamente eseguita, viene
«riassegnato» sessualmente, sotto la guida dello psicologo John Money, pioniere dell’ideologia di genere, e diventa Brenda. Un intervento chi- rurgico, terapie ormonali e pesanti pressioni educative esercitate nel corso degli anni non riescono però a far accettare a Brenda la sua con- dizione femminile. Mentre Money sostiene nelle sue pubblicazioni
«scientifiche» che l’esperimento è perfettamente riuscito, Brenda, ormai quattordicenne, appresa dal padre la verità sulla sua originaria natura biologica, decide di ridiventare maschio col nome di David e si sotto- pone a un nuovo calvario: chirurgia, farmaci e psicoterapia. Quando la situazione sembra essersi normalizzata, David (che si è anche sposato ed ha adottato i tre figli della moglie), tormentato da sensi di colpa e in preda a depressione, si suicida all’età di 38 anni.
Il caso Verlhest costituisce rispetto al caso reimer, nonostante il comune esito tragico, un notevole passo avanti e non solo per il ricorso
all’eutanasia, ma per l’assenza di qualsiasi base anatomica per l’intervento chirurgico di “sex-reassignment”14 e soprattutto per il carattere volontario del cambio di identità da Nancy a Nathan. Ciò vuol dire che basterebbe sentirsi maschio o femmina, o quant’altro, per esserlo. L’autodeterminazione del soggetto assume un carattere assoluto, svincolato anche da qualsiasi limite temporale. Se Nancy ha deciso di diventare Nathan a 42 anni, l’americano Bruce Jenner, come ci riferiscono le cronache, ha deciso di diventare donna a 65 anni. Jenner è un ex decatleta, medaglia d’oro alle olimpiadi di Montreal del 1976, ha avuto tre mogli ed è padre di sei figli, tre dei quali naturali: «Sì, mi sento una donna», così ha dichiarato in una recente intervista all’emittente americana Abc15.
E la pretesa di autodeterminazione travalica i limiti temporali anche in senso opposto, estendendosi fino all’età infantile. ryland Whittington, una bambina americana di 6 anni, nata sorda, non appena iniziò a parlare, gridò: Sono un maschio! Così raccontano i genitori, che insospettiti da alcuni comportamenti da “ma- schiaccio” della piccola si convinsero fosse necessario trasformare la piccola in “un piccolo”. “ryland era una trans. Benché nata con il corpo di una femmina, il cervello di ryland è quello di un maschio. E così abbiamo cambiato i pronomi, da lei a lui, gli abbiamo tagliato i capelli, abbiamo scritto ad amici e parenti spiegando ciò che stava accadendo”.
Tutto questo è raccontato in un video che – presentato con grande clamore ad una manifestazione Lgbt e visitato su youTube da oltre 5 milioni di persone – “si conclude con la bambina, ormai «bambino», che afferma di sentirsi un «cool kid», un bimbo fortunato”16.
I casi dei cosiddetti bambini trans sono, a quanto pare, in forte au- mento.
Naturalmente se il desiderio soggettivo, nobilitato ed esaltato come autodeterminazione, viene assunto a principio e valore indiscusso, di- venta del tutto possibile e legittimo cambiare, quante volte si vuole e come si vuole, orientamento e scelte, perché il desiderio, in quanto tale, è per sua natura variabile e instabile: mi sentivo maschio, ora mi sento femmina, domani mi sentirò bisessuale e così via17.

 

2.3. Sessualismo
L’esito di questa dittatura del desiderio è un sessualismo diffuso, che comporta coerentemente la dissoluzione di ogni legame stabile a cominciare dalla famiglia.
Non deve ingannare la presunta «voglia di famiglia» proclamata per legittimare il matrimonio omosessuale: anche volendo prenderla sul serio e volendo ammettere le buone intenzioni di qualcuno che la sostiene, è abbastanza chiaro che, se ogni relazione è famiglia, nessuna relazione è più veramente famiglia. D’altronde, come vedremo, i più onesti e più coerenti tra i fautori dell’ideologia Lgbt lo riconoscono esplicitamente.
Nel corso della discussione sulla legge italiana per riformare il cosiddetto affido al fine di introdurre il diritto di adozione per tutti, singoli e coppie di qualsiasi tipo, la parlamentare Monica Cirinnà, relatrice della proposta di legge sulle unioni civili gay, ha confermato con chiarezza nel- l’aula del Senato il 5 marzo di quest’anno il vero scopo della legge, che è un passo iniziale verso lo scardinamento, che già esiste nella nostra società, rispetto alla famiglia tradizionale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna che non è più la sola, con rispetto di tutte quelle che esistono, di cui anche io sono una rappresentante. La società ci dimostra essere diversa: ci sono le famiglie allargate, le famiglie arcobaleno, le famiglie monogenitoriali, le famiglie adottanti, le famiglie affidatarie. Tutte le famiglie sono meritevoli della stessa tutela. Tutelare un tipo di famiglia non vuol dire depauperarne un’altra. Tutti gli amori sono meritevoli della stessa dignità.
Come mi tocca dire continuamente sul testo delle unioni civili, che spero arrivi presto in Aula, l’uguaglianza è uguaglianza. Tutto quello che non è uguaglianza è discriminazione18.
Nell’elenco dei vari tipi di “famiglia” stilato dalla parlamentare mancano le famiglie con tre o più padri e/o madri (le cosiddette famiglie arcobaleno sono pur sempre costituite da due genitori soltanto), le famiglie poligamiche e poliandriche e così via. Ma in base a quale criterio, se non di pura opportunità politica, si potrebbe escluderle, dal momento che “tutti gli amori sono meritevoli della stessa dignità” e “tutto quello che non è uguaglianza è discriminazione”?
Lo scardinamento della famiglia detta tradizionale – ma che in realtà è semplicemente la famiglia – è funzionale alla mercificazione, di cui si è già detto in precedenza e che investe ormai tutti gli aspetti della vita e dei rapporti umani. La famiglia infatti costituisce un argine alla mercifcazione totale, in quanto relazione stabile primaria disinteressata, in cui ognuno è voluto e amato per il suo essere, per come è, e non già per quello che può dare e ricevere nel rapporto di scambio. Dissolvere questa struttura significa ridurre i soggetti ad atomi di consumo, a individui concentrati sul soddisfacimento dei propri desideri e capaci perciò di intrecciare solo relazioni provvisorie, mutevoli e fungibili. A rafforzare questo pro- getto contribuisce lo sviluppo tecnologico in continua crescita, che sem- bra poter assicurare la soddisfazione di qualsiasi desiderio del consumatore.
Il futuro che ci attende è stato di recente descritto da un potente guru contemporaneo, Jacques Attali: banchiere ed economista, con un ruolo importante nelle istituzioni finanziarie europee, ex consigliere di Mitterand e Sarkozy, definito “stratega dei massimi gruppi economici del pianeta”, Attali si presenta anche come “futurologo” e dichiara: A che titolo si dovrebbero avere due case e due cellulari, e non più amori? Se tutti non cambiassero di continuo automobile ed elettrodomestici, l’economia crollerebbe. […]
La trasparenza porterà all’affermazione del diritto ad avere molti amori, omosessuali o eterosessuali, ma più spesso dettati dalla bisessualità, inclinazione che sta velocemente aumentando (o affiorando alla luce). In analogia con il networking, ci sarà il netloving: un circuito amoroso nel quale si potranno avere relazioni simultanee e trasparenti con più individui, che a loro volta avranno molti partner19.
Sono tesi che il banchiere aveva presentato già nel 2007 nel libro Amours20. L’avvenire quindi appartiene alla «coppia monogama precaria e al matrimonio a contrattualità limitata».

Nella sua vita ognuno formerà un numero crescente di coppie e l’in- dissolubilità della famiglia monogamica verrà denunciata come un ana- cronismo e un lascito della società feudale, ci si prenderà gioco della fedeltà come di un’impostura, di una convenzione artificiale quasi bar- bara e il divorzio non verrà più vissuto come un fallimento21.
Quando “la multigenitorialità sarà generalizzata”, la relazione parentale, ormai del tutto spersonalizzata, si trasformerà lentamente in un rapporto di produzione serializzato, dissolvendosi in una sorta d’orda indifferenziata: “gli uomini rivendicheranno il diritto di rifiutare alle donne la libertà di avere da loro figli che non vogliono”. Assisteremo all’ascesa di un sistema di turnazione genitoriale in cui la responsabilità educativa sarà condivisa, come in una staffetta, “con i nuovi compagni, con gli ex, con gli ex degli ex e con estranei”. E i bimbi cresceranno in famiglie composte da “vari padri e varie madri o solo padri e solo madri, tutti ugualmente legittimi”. Allarmarsi? E perché mai? Ci assicura Attali che “i bambini saranno felici di avere più famiglie e vivranno in un luogo fisso dove i genitori si avvicenderanno”22.
Predominio incontrastato del desiderio, piena libertà sessuale e mercificazione globale alimentata da uno sviluppo tecnico illimitato caratterizzeranno il mondo futuro, che sarà, così ci promette il nostro banchiere futurologo, un mondo straordinario in cui tutti potranno essere felici.

 

2.4. Neolingua e polizia del pensiero

Che il mondo futuro promesso dai fautori dell’ideologia Lgbt possa essere il regno della felicità universale susciterà forse qualche dubbio anche in chi tale ideologia sostanzialmente condivide, ma che in esso sarà assicurata ad ognuno la più completa libertà individuale potrà sembrare fuori discussione. Eppure basta leggere alcuni documenti recenti emanati dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) del nostro Ministero per le pari opportunità per cominciare a nutrire dubbi anche a tal proposito. Il documento intitolato “Strategia Nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere” include, tra l’altro, un “Glossario” che ridefinisce alla luce dell’ideologia di genere assunta come indiscutibile i termini correlati alla sessualità. Un altro documento, le “Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone Lgbt”, è rivolto in particolare ai giornalisti: per evitare “discorsi d’odio”, i giornalisti dovrebbero evi- tare di usare espressioni che manifestino una visione “omonegativa”: “fa- miglia omosessuale” dovrebbe essere sostituita con “famiglia omogenitoriale”, a “utero in affitto” dovrebbero essere preferite espres- sioni come “gestazione di sostegno” o “maternità surrogata” e lo stesso termine “famiglia” andrebbe sostituito col plurale “famiglie” e così via23.
Viene così imposta dall’alto per via amministrativa una vera e pro- pria neolingua, come profeticamente anticipato da George orwell nella geniale distopia 1984, in cui l’uso della lingua tradizionale, l’archeolingua, veniva bandito sotto l’occhiuta sorveglianza di una polizia del pensiero, la psicopolizia. La neolingua svolge una fondamentale funzione ideologica: l’introduzione di termini “morbidi” (diritti sessuali e riproduttivi, pianificazione familiare, procreazione medicalmente assistita e così via) al posto dei termini duri tradizionali (aborto, contraccezione, utero in affitto e così via) serve a mascherare l’aspetto sgradevole di una realtà che si intende invece presentare come desiderabile. A volte ciò produce l’effetto paradossale di dover riciclare, per designare una realtà ancora più dura, termini già messi al bando: il termine aborto, trasfigurato in precedenza in interruzione di gravidanza, viene ripreso per disinnescare il termine ben più crudo di infanticidio, che vien così denominato aborto post-natale. Un’analisi particolare meriterebbe l’invenzione di una serie di termini come omofobia (ricalcata su xenofobia) e gli affini omoparentalità e omogenitorialità (quest’ultimo un vero ossimoro) e soprattutto la degradazione, quando non vanificazione, semantica dell’abusato “amore”, come nella tipica formulazione Lgbt Love has no labels.
L’introduzione della neolingua comporta modifiche non solo del lessico, ma della stessa grammatica. È la Svezia ad essere qui all’avan- guardia: col proposito esplicito di “cancellare le differenze tra maschile e femminile, in nome di una società più libera e rispettosa di chi in questa divisione non riesce a collocarsi”, dal 2012 è stato introdotto negli asili il nuovo pronome neutro “hen”, che si aggiunge al maschile “han” (lui) e al femminile “hon” (lei) ed è entrato ufficialmente nella versione online dell’Enciclopedia Nazionale24. Naturalmente perché il suo uso sia gene- ralizzato ci vorrà del tempo, ma ci sono buone speranze: il settimanale americano “Newsweek” ha riportato la dichiarazione di una madre di due bambini: «Non abbiamo ancora iniziato ad utilizzarlo in casa, ma è solo una questione di abitudine»25.
Il volto amabile della lotta alle discriminazioni e della libertà per tutti a mala pena nasconde la realtà inquietante di un nuovo totalitarismo
morbido che, promosso da enti, istituzioni e governi, si propone di uni- formare il modo di pensare delle persone, modificandone per via amministrativa anche le abitudini linguistiche.

 

 
3. Critica dei valori proclamati
Quanto detto fin qui, ossia la semplice descrizione di ciò sta avvenendo ogni giorno sotto i nostri occhi, mi sembra già autorizzare in ogni persona ragionevole seri dubbi sul vero significato dei valori addotti per giustificare le rivendicazioni dei gruppi Lgbt. In effetti questi valori o principi, che sarebbe impossibile, come ci viene ripetuto, non condividere, hanno subìto, come si è detto, una profonda deformazione: resta il nome di questi valori, ma il loro significato è stato stravolto.
Alla radice di questo stravolgimento c’è un radicale mutamento della visione dell’uomo, che è andato maturandosi nel corso del Nove- cento ed è oggi approdato al suo esito ultimo. Si tratta di “una profonda crisi antropologica” che è all’origine anche della recente crisi finanziaria, come si legge nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium di papa Francesco: “la grave mancanza di un orientamento antropologico […] riduce l’essere umano ad uno solo dei suoi bisogni: il consumo”26. Con- sumo significa desiderio, ciò che importa è soddisfare i desideri ed è il mercato che può soddisfarli; il soggetto ridotto alla sua dimensione desiderante si identifica perciò con il soggetto consumatore. rispetto a questa radicale rivoluzione antropologica, gli attacchi, anche violenti, diretti in passato a diversi aspetti della visione della vita greco-giudaico- cristiana, che nella sostanza caratterizza da secoli la nostra civiltà, appaiono assai meno incisivi o, più precisamente, solo fasi preparatorie di questa recente rivoluzione.
La dissoluzione senza residui del concetto di natura o essenza dell’uomo costituisce il tratto distintivo della rivoluzione antropologica in questione27. Essa è il punto di approdo di una lunga storia che è la sto- ria della modernità e dell’affermarsi dell’antropologia meccanicistica; quest’ultima prende le mosse dalla critica della teleologia aristotelica
ossia delle cause finali e riduce ogni spiegazione alle cause efficienti. L’eliminazione del concetto di finalità rende possibile la nascita della moderna scienza quantitativa della natura, ma, estesa indebitamente al mondo dell’uomo, porta all’impossibilità di formulare norme vincolanti e quindi alla dissoluzione dell’etica. Se infatti esiste un’essenza del- l’uomo, cercare di realizzare tale essenza costituisce il fine dell’uomo: ognuno di noi è chiamato a questa realizzazione, per cui la massima etica fondamentale suona: diventa ciò che sei, realizza il tuo fine, la tua essenza. Per l’uomo, che, a differenza degli animali, è un ente dotato di libertà, è infatti del tutto possibile negare il proprio fine. Le espressioni correnti «umano» e «inumano», riferite entrambe all’uomo, designano appunto questa tensione tra il bene (l’«umano») e il male (l’«inumano») che caratterizza la vita morale28.
Se invece un’essenza, che è il fine dell’uomo, non esiste, i comportamenti umani possono essere solo descritti, ma non certo valutati sul piano etico. Se tutte le nostre azioni sono il prodotto di cause efficienti, meccaniche, è evidente che è impossibile normatività: formulare norme a cui commisurare le azioni umane diventa insensato, così come insensato diventa usare per i comportamenti dell’uomo espressioni come «umano» e «inumano»: tutto è umano, l’uomo può diventare tutto ciò che egli voglia o desideri diventare, oltre ad avere come conseguenza l’impossibilità filosofica di un’etica, la dissoluzione della nozione di essenza-fine ha conseguenze devastanti sul piano esistenziale: l’impossibilità di rifarsi a norme vin- colanti implica la possibilità e liceità di qualsiasi comportamento, la diffusione di un immoralismo o amoralismo radicali; paradossalmente l’unica «norma» possibile diventa «vietato vietare»29.

Analizziamo questa situazione più in dettaglio.

1. Premessa filosofica della dissoluzione dell’idea di essenza umana è il relativismo conoscitivo, che non solo è predominante, in varie forme, in ambito accademico, ma è diventato ormai un vero e proprio principio dell’opinione pubblica. Il relativista sostiene che qualsiasi pro- posizione è relativa a determinati presupposti (psicologici, sociali, storici e così via), per cui non esiste alcuna verità incondizionata: ognuno, individuo o gruppo che sia, ha la sua verità e ognuno può scegliere e rea- lizzare la sua personalità secondo i suoi criteri, così come gli aggrada. Per esempio: non esistendo vincoli oggettivi che possano valere universalmente, ogni individuo può scegliere liberamente e costruirsi la sua identità di genere e quindi il suo orientamento sessuale. Non solo la scelta è molto ampia (si è giunti ad elencare ben 70 identità di genere!), ma le identità di genere, del tutto conseguentemente, possono variare nello stesso individuo: egli può passare nel corso del tempo da un’iden- tità ad un’altra e poi a un’altra, può assumerne diverse anche contem- poraneamente, ritornare all’identità o alle identità precedenti e così via. In tal modo tutti possiamo esser considerati dei “gendernauts”, naviga- tori nel “mainstream” della sessualità senza frontiere, priva di differenze a cominciare da quella tra mascolinità e femminilità, dal momento che le differenze sarebbero meramente psichiche e culturali30.

2. La vanificazione del concetto di verità implica pertanto l’assunzione di un concetto di libertà puramente formale: libertà sarebbe, banalmente, fare ciò che si vuole, una libertà vuota e negativa. Gli individui, così ci viene raccomandato, devono semplicemente «essere se stessi», qualunque cosa ciò possa significare. In tutta la tradizione della filosofia occidentale, da Platone a hegel, la libertà autentica è stata sempre pensata nel suo legame con la norma o la legge, è stata sempre intesa come l’adeguarsi volontario del soggetto alla legge. La libertà di scelta o libero arbitrio è naturalmente la precondizione della libertà autentica e la libertà autentica consiste nella realizzazione della nostra essenza ossia nell’obbedire volontariamente a quella legge morale che costituisce il fine dell’uomo, legge che può essere anche rifiutata, ma non negata.
Dalla riduzione della libertà al libero arbitrio, alla mera libertà di scelta consegue di necessità il soggettivismo più radicale: se nulla ha un valore oggettivo (se non esiste verità), qualsiasi cosa può essere per me un valore (una verità); basta che io decida di sceglierla. E questa libertà di scelta non può essere in alcun modo limitata da vincoli sensati ossia razionali; vincoli del genere possono essere stabiliti solo se si pensa che l’uomo abbia un’essenza, un fine da realizzare; in assenza di questa vi- sione, solo motivi contingenti e provvisori di opportunità – come l’orientamento dell’opinione pubblica, che non è ancora matura, per esempio, per accettare la legalizzazione della pedofilia, così come richiesto da di- versi attivisti – potranno essere usati per giustificare eventuali vincoli, tutti comunque provvisori e rivedibili.

3. La libertà ridotta alla libertà formale dell’arbitrio comporta, come si è visto, che le scelte abbiano a loro fondamento soltanto i desideri soggettivi, tutti egualmente leciti appunto in quanto scelti dall’individuo e tutti passibili in prospettiva anche di un riconoscimento giuridico e di trasformarsi così in «diritti» meritevoli di tutela: qualsiasi desiderio in quanto tale merita di essere soddisfatto. Ma c’è di più: tra desiderio e soddisfa- zione non solo non va frapposto alcun impedimento, ma non va nemmeno tollerato alcun differimento, a meno che non sia di natura meramente tecnica o funzionale al desiderio stesso. Con ciò viene gettato nel museo delle anticaglie quello che tutta la tradizione filosofica greco-cristiana ha considerato come valore e culmine della virtù: il controllo razionale degli istinti e dei desideri animali (si pensi solo al mito platonico dell’anima umana paragonata ad una biga alata guidata da un auriga, che rappresenta la ragione, e trainata da due cavalli, dei quali quello bianco, docile, sta per le passioni nobili e quello nero, ribelle, per gli impulsi sensibili).

4. La dissoluzione della nozione di essenza investe oggi anche il sostrato biologico dell’essere umano. Nel corso del pensiero moderno, in particolare nelle correnti empiristiche prima e positiviste poi, la classica nozione di natura o essenza umana era stata sostituita da un suo residuo impoverito: la nozione di una natura biologica dell’uomo che, pur variamente definita, doveva comunque costituire il riferimento stabile per qualsiasi antropologia filosofica. Ma abbiamo visto che secondo i sostenitori dell’ideologia gender, il sesso dell’individuo, ossia le sue ca- ratteristiche anatomiche e genetiche, è irrilevante rispetto al genere, che va inteso nel senso psichico-emotivo e come costruzione socio-culturale. La natura biologica pertanto non dovrebbe giocare alcun ruolo signifi- cativo nelle libere scelte dell’individuo, il quale avrebbe la possibilità e il diritto di costruirsi, e variare, la sua identità di genere.
Anche le caratteristiche biologiche, per così dire, residuali – che sono comunque innegabili – non costituirebbero più un limite insormon- tabile. Esse infatti sono modificabili e manipolabili in base ai nostri de- sideri e progetti, come dimostrano le diverse pratiche rese possibili dall’attuale avanzamento della tecnica: dalle varie modalità della “pro- creazione medicalmente assistita alla “gender-reassignment surgery” fino ai prodigi dell’ingegneria genetica. È, per esempio, possibile sepa- rare nettamente riproduzione e sessualità, eliminando così la dipendenza dalla natura nel processo della generazione, nonché l’oppressione della donna che a tale dipendenza sarebbe legata, con tutta una serie di conseguenze considerate auspicabili e benefiche. Una situazione questa che era stata profeticamente descritta fin dal 1932 da Aldous huxley nella distopia New Brave World.
Non soltanto quindi tutto è possibile e ogni desiderio va soddisfatto, ma anche tutto è fattibile, il che potenzia enormemente le prime due pretese. È questa la divisa della tecnoscienza contemporanea che pretende ad una assoluta autonomia, insofferente di qualsiasi tipo di vin- coli esterni (come quelli etici): tutto è fattibile ovvero tutto ciò che si può fare si deve anche fare31.

5. Le pretese fin qui illustrate – tutto è possibile, per cui ogni scelta è possibile e lecita, ogni desiderio va soddisfatto e non va nemmeno differito, tutto è fattibile e va anche fatto – sono organiche all’attuale società del mercato illimitato, in cui il desiderio del cliente, qualunque esso sia, è legge. Il soggetto desiderante è infatti semplicemente un consumatore che va in cerca di determinate merci (per esempio: un utero da affittare) soggette, in quanto merci, alle leggi impersonali del mercato. In una situazione spirituale segnata, come quella attuale, dalla dittatura del relativismo, l’incertezza se non l’assenza di un quadro etico – che invece gli economisti classici presupponevano come ovvio – rende impossibile una effettiva limitazione della mercificazione: i limiti di ciò che va con- siderato merce si spostano continuamente in avanti, in relazione agli orientamenti variabili dell’opinione pubblica, in parte pilotati anche dagli interessi dei gruppi economici.
Interessante è osservare a margine come gli ultimi eredi del marxismo abbiano dimenticato del tutto la nozione di reificazione, il fenomeno del feticismo della merce analizzato da Marx, fenomeno, tipico del capitalismo, per cui i rapporti sociali ossia i rapporti interumani si trasformano in rapporti tra cose e l’uomo stesso viene così considerato una cosa-merce (merci sono gli ovociti, i gameti, i bambini ordinati in base a un listino e così via). Costoro, tranne qualche rara eccezione, trovano questo processo di mercificazione non soltanto normale, ma anzi auspicabile e da favorire in nome della libertà e dei diritti. In tal modo la mistificazione raggiunge il culmine: proprio la proclamata rivendica- zione dei diritti nasconde a meraviglia la fattuale reificazione.

6. Va fatta un’ultima osservazione, ultima nell’ordine dell’esposi- zione ma non certo per importanza, sulla visione antropologica oggi dominante: caratteristica di tale visione è l’occultamento della realtà e quindi del limiti che la realtà, naturale e umana, pone alla manipolazione tecnica. Questo è evidente già nella negazione – tanto assurda quanto testardamente sostenuta – della natura biologica in quanto reale differenza sessuale, differenza che, lungi dall’essere irrilevante, pone (e dovrebbe porre) invece limiti precisi alla furia manipolatrice della tecnica. La negazione della realtà presenta un aspetto particolarmente inquietante nei tentativi nominalistici di normalizzazione psicologica delle devianze. Dal precursore John Money, che qualificava “parafilie” quelle che Freud chiamava perversioni, alle recenti prese di posizione di svariate società psicologiche, si assiste oggi al tentativo di normalizzare una serie di comportamenti sessuali considerati fino a qualche tempo fa patologici o, per lo meno, devianti. Il tentativo ha già avuto successo per l’omo- sessualità: chi osa ancora dissentire viene immediatamente condannato, per ora a livello mediatico e domani forse, come proposto dai propagandisti Lgbt, anche penalmente.
La negazione della realtà, il rifiuto di riconoscerne i vicoli e i limiti, è una caratteristica essenziale dell’ideologia, in cui è sempre presente un lato utopico, ed ha anche un effetto paralizzante sulla ricerca scientifica; essa produce il blocco della ricerca non allineata all’ortodossia e la persecuzione dei ricercatori dissenzienti, come avveniva nel regime totalitario di Stalin ai tempi di Lysenko32:

Il liberalismo condizionato dal “relativismo etico” è repressivo nelle sue leggi sempre più restrittive tanto quanto lo erano quelle dei paesi totalitari. Si mettono alla gogna certi autori come capri espiatori e si isolano aspetti della vita che è vietato criticare. E tuttavia occorre spiegare da dove viene l’omosessualità. Da quasi due secoli la letteratura psichiatrica e la psicanalisi si interrogano sulle origini dell’omosessualità e sul tipo di psicologia che ne deriva, ma da qualche anno questa riflessione è diventata tabù ed è vietata.
Non dovremmo più cercare di capire che cosa sia l’omosessualità e a cosa corrispondano queste pratiche affettive e sessuali, ovvero anche su quali meccanismi e su quali processi psichici riposino. Ma perché non dovremmo studiare questa particolarità della ses- sualità […], mentre osiamo esaminare analiticamente la maggior parte dei comportamenti umani? Quando si impedisce agli specia- listi di approfondire una questione siamo in presenza di un riflesso irrazionale che sconfina nell’ideologia totalitaria.33

 

 
4. Per concludere

A conclusione di quanto detto fin qui si impongono alcune considerazioni. Compito prioritario mi sembra essere la riproposizione dei valori e principi stravolti dall’ideologia del gender e del politicamente corretto – che li ha ridotti a flatus voci, puri nomi con funzione retorica e mistificante – nella loro autenticità ossia nel loro significato razionale originario, che ridiventa intelligibile sulla base della nozione di natura- essenza dell’uomo. È un compito non facile, perché si tratta di opporsi allo spirito del tempo caratterizzato dalla dittatura del relativismo e del desiderio soggettivo, causa ed insieme effetto del processo di mercificazione globale. Ma solo così termini come libertà, uguaglianza, auto- determinazione, compassione e così via riacquisteranno il loro senso autentico e sarà più difficile un loro uso mistificato.
Se l’uomo ha una sua essenza da realizzare, la libertà non è l’esercizio di un libero arbitrio vuoto e negativo, per cui tutto è possibile e tutto è lecito semplicemente perché scelto dal soggetto, bensì la possi- bilità di scegliere tra contenuti oggettivamente non equivalenti, per cui non tutto è lecito in quanto scelto dal soggetto, ma lecita è solo la deci- sione per il bene contro il male. L’appello ad essere se stessi – che in as- senza di un quadro di riferimento ontologico-normativo, è un banale non-senso, se non una giustificazione a priori del male – diventa in tal modo l’appello, del tutto sensato, a realizzare la nostra essenza o il nostro fine razionale: sii te stesso ovvero diventa volontariamente ciò che sei nella tua essenza, realizza liberamente la tua umanità, perché hai anche la terribile possibilità di agire in modo contrario alla tua essenza, in modo appunto “inumano”.
La libertà di autodeterminazione, oggi tanto enfatizzata quanto pro- fondamente fraintesa, presuppone quindi valori da rispettare e disvalori da respingere. Solo se si ha un’idea su quale sia la propria essenza, è possibile autodeterminarsi sul serio: autodeterminazione significa sce- gliere di agire in modo conforme a questa essenza razionale e non già agire mosso dai desideri. In quest’ultimo caso l’uomo non è affatto au- todeterminato ossia autonomo, bensì, all’opposto, eterodeterminato o eteronomo, per riprendere la terminologia di Kant, determinato cioè dall’esterno dalle passioni e dagli impulsi sensibili.
In questo quadro di riferimento l’uguaglianza non è intesa come cancellazione delle differenze ovvero della realtà, ma valorizzazione ra- zionale delle differenze. L’uguaglianza riguarda la dignità della persona. Ci si può rifare a tal proposito ancora a Kant: può infatti ritenersi sempre valida, senza per questo necessariamente condividerne l’impostazione filosofica complessiva, la sua formulazione dell’imperativo morale: “tratta l’umanità in te, come nell’altrui persona, sempre come fine e mai come semplice mezzo”. L’uomo, in quanto persona, è sempre un fine in sé e sotto questo profilo tutti gli esseri umani sono uguali ed hanno un valore infinito. Ciò non è per nulla in contraddizione con il fatto che nella realtà esistano differenze ineliminabili, a cominciare da quelle sessuali, differenze che costituiscono il presupposto, niente affatto irrilevante, di qualsiasi costruzione socio-culturale.
A proposito, infine, della compassione, a cui si ricorre di continuo per legittimare moralmente e giuridicamente pratiche come l’aborto e l’eutanasia, mi sembra evidente che – anche a voler prescindere dal si- stematico uso strumentale di casi “estremi”, atti a suscitare forti reazioni emotive, per poi giustificare l’estensione di tali pratiche a tutti i casi pos- sibili – di compassione si può parlare in modo sensato solo all’interno di una visione antropologica fondata sulla nozione di natura o essenza dell’uomo. Una compassione razionale, che trascenda il puro sentimento
– spesso potente, ma sempre, in quanto sentimento, cieco – è infatti una compassione ordinata; essa sa distinguere, per esempio, tra vittima e assassino, in quanto orientata dalla ragione che sa distinguere tra il bene e il male. Certamente la compassione o, per usare un concetto cristiano, la carità si rivolge a tutti, amici e nemici (anzi a questi ultimi in particolare), ma non abolisce affatto la differenza tra il bene e il male: essa si esercita anche e soprattutto verso la persona che fa il male proprio per provocarla al bene e non cancella il male né tanto meno lo legittima.

 

 

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Note

1 V., per esempio, http://www.lacrocequotidiano.it/articolo/2015/01/28/società/i-figli-non-sipagano-
gli-uteri-non-si-affittano.
2 http://www.aleteia.org/it/dal-mondo/news/primo-matrimonio-tre-uomini-gay-thailandia-
5840955944992768, 11 marzo 2015. In effetti non sono stati i primi: casi del genere, su cui esiste
una copiosa documentazione, si erano gia verificati negli Stati Uniti.
3 http://www.tempi.it/belgio-donna-cambia-sesso-a-42-anni-ma-soffre-perche-si-sente-un-mostro-
approvata-la-richiesta-di-eutanasia#.VP633oG_ZMu, 2 ottobre 2013.
4 http://www.vip.it/germania-david-rapporti-dalmata/
5 E che invece andrebbero prese sul serio. In Germania opera l’associazione Zeta – Zoophiles
Engagement für Toleranz und Aufklärung (Impegno zoofilo per la tolleranza e l’educazione)
(http://www.zeta-verein.de/en/): conta circa centomila aderenti ed e presieduta da Michael
Kiok, che si e fatto ritrarre dal quotidiano Bild insieme alla sua «fidanzata» Cessy, un pastore
tedesco di otto anni. Interessante e l’opposizione degli animalisti: “Chi mantiene atteggiamenti
sessuali nei confronti degli animali, li obbliga a comportamenti innaturali”, ha denunciato il
deputato animalista hans-Michael Goldmann, favorevole a sanzionare legalmente i rapporti
sessuali con gli animali. V. http://www.linkiesta.it/germania-zoofilia.
6 Gianfranco Amato, In #morte di Sushma Pandey, 27 gennaio 2015, https://nellenote.wordpress.
com/ 2015/01/27/in-morte-di-sushma-pandey/.
7 Federico Cenci, Fecondazione assistita: la deriva dei figli “su misura”, 27 febbraio 2015,
http:// www.zenit.org/it/articles/fecondazione-assistita-la-deriva-dei-figli-su-misura.
8 Tommaso Scandroglio, Serve un utero in affitto per bambino su misura?, 24 marzo 2015, in
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-serve-un-utero-in-affitto-per-bambino-su-misura-sfogliail-
catalogo-e-scegli-la-tariffa-che-vuoi-12164.htm.
9 Un articolo sulla vicenda e apparso sul quotidiano triestino “Il Piccolo” del 5 ottobre 2013;
cfr. http://www.marcogabrielli.it/2013/10/06/utero-in-affitto-per-una-donna-di-67-anni/.
10 La polemica recente sulla esistenza o meno di una teoria gender e puramente nominalistica,
dal momento che e indubitabile l’esistenza di un insieme di idee sviluppate a partire dalla nozione
di gender e che costituiscono una struttura nel complesso coerente. Denominare questa
struttura teoria o, come mi sembra più corretto, ideologia e poco rilevante. Del resto la stessa
Judith Butler ha usato in questo senso l’espressione gender theory in un’intervista apparsa su
“Le Nouvel observateur” del 15 dicembre 2013 (http://www.lavoroculturale.org/sulla-teoriadel-
gender-judith-butler/). Che in origine la Butler e altri abbiano usato la locuzione in questione
per indicare l’opposto del suo attuale significato, ossia l’ideologia maschilista, non ha
alcuna rilevanza, a differenza di quanto si legge nell’astiosa voce “Teoria del gender” di Wikipink,
l’enciclopedia gay, lesbica, bisessuale e trans* (http://www.wikipink.org/ index.php?title=Teoria_
del_gender).
11 J. Butler, Intervista cit.
12 Ivi.
13 Cfr. John Colapinto, As nature made him: The boy who was raised as a girl del 2001; tr. it.
Bruce, Brenda e David. Il ragazzo che fu cresciuto come una ragazza, roma 2014, San Paolo
edizioni
14 Sulla sex- o gender-reassignment surgery cfr. Enthusiasm for gender-reassignment surgery
hides a trail of misery in http://www.mercatornet.com/articles/view/the-troubling-history-ofsex-
change-surgery/16113#sthash.9bpJF4rh.dpuf
15 V., per esempio, http://www.sportal.it/articoli/sportal-pink/news/bruce-jenner-cambiasesso/
1046733/ L’intervista e visibile sul sito http://video.gazzetta.it/bruce-jenner-mi-sentod
o n n a – s v e l a – a v e r – p e n s a t o – s u i c i d i o / 7 5 5 6 1 c e 4 – e b 8 9 – 1 1 e 4 – 9 e 9 8 –
b62befd0e4ba?playlistId=7797cecc-79ec-11e3-b322-c9e919454f4d
16 http://www.tempi.it/ryland-la-bimba-trans-a-5-anni-i-genitori-non-raccontino-balle-sono-deinarcisisti#.
VD_MfByvmsA. I genitori di ryland sono stati elogiati come “coraggiosi e illuminati”
e la sua storia definita “commovente”: http://www.si24.it/2014/06/01/la-commoventestoria-
di-ryland -trans-a-5-anni-il-coraggio-e-lamore-dei-suoi-genitori-in-un-video/54494/.
17 E del resto quanto afferma in modo conseguente e radicale la cosiddetta Queer Theory.
18 http://www.tempi.it/adozioni-per-tutti-single-compresi-e-non-solo-loro-per-il-pd-e-sacrosanto-
scardinamento-della-famiglia#.VP6zZ-G_ZMu (sottolineature aggiunte).
19 Attali e la coppia ai tempi del consumismo. “Addio monogamia benvenuto ‘poliamore’”,
intervista di Leonetta Bentivoglio, repubblica, 19 agosto 1914 (http://www.repubblica.it/cultura/
2014/08/19/news/ attali_e_la_coppia_ai_tempi_del_consumismo_addio_monogamia_benvenuto_
poliamore_-94065343/).
20 Amours. Histoire des relations entre les hommes et les femmes, Paris, 2007, Fayard (tr. it.
roma, 2008, Fazi). Il fenomeno del “nomadismo sessuale” e stato descritto gia negli anni ottanta
del secolo passato dal sociòlogo Michel Maffesoli (L’ombre de Dionysos. Contribution
à une sociòlogie de l’Orgie, Paris 1982, rééd); cfr. a tal proposito Giovanni Stelli, Il filo di
Arianna. Relativismi postmoderni e verità della ragione, Napoli 2007, Istituto Italiano per gli
Studi Filosofici, pp. 30 sgg.
21 Cit. in Andreas hofer, Poliamore co-co-co-niugale. Il favoloso mondo di Attali, http://costanzamiriano.
com /2012/09/24/poliamore-co-co-co-niugale-il-favoloso-mondo-di-attali/.
22 Ivi.
23 Il primo documento, datato 2012-2015, e disponibile sul sito: http://www.unar.it/unar /portal/
wp-content/uploads/2014/02/LGBT-strategia-unar-17×24.pdf; il secondo, del 2013, sul
sito: http://www.pariopportunità. gov.it/index.php/archivio-notizie/2426-linee-guida-per-uninformazione-
rispettosa-delle-persone-lgbt.
24 Ilaria Lonigro, Un pronome per la neutralità sessuale, 5 giugno 2012, http://d.repubblica.it/
argomenti/2012/06/05/news/genere_svezia-1070211/.
25 Lupo Glori, La Svezia in prima fila nella promozione del gender diktat, 8 ottobre 2014,
http://www.corrispondenzaromana.it/la-svezia-in-prima-fila-nella-promozione-del-genderdiktat/.
26 Papa Francesco, Evangelii Gaudium, roma 2013, n. 55.
27 Per evitare equivoci naturalistici, ritengo preferibile il termine essenza a quello di natura.
28 Sul problema del finalismo nell’etica cfr. v. Alasdair MacIntyre, After Vertue. A Study in
Moral Theory, University di Notre Dame Press 1981 (tr. it. Dopo la virtù. Saggio di teoria
morale, Milano 1988, Feltrinelli) e robert Spaemann, reinhard Löw, Natürliche Ziele, Stuttgart
2005, Klett-Cotta (tr. it. Fini naturali, Milano 2013, Ares).
29 Le conseguenze della dissoluzione del concetto di essenza-fine sono state tratte fino in
fondo, gia alla fine del Settecento, da Sade, che nei suoi romanzi ha descritto e teorizzato la
situazione di totale anomia che da tale dissoluzione derivava, precorrendo lo spirito del nostro
tempo. Cfr. G. Stelli, Op. cit., pp. 281-317.
30 Cfr. Volker Zastrow, Politische Geschlechtsumwandlung, Waltrop und Leipzig, 20103,
Edition Sonderwege bei Manuscriptum, p. 17: “il nocciòlo teoretico del concetto di «gender
»[…] non sta a significare affatto l’esistenza di ruoli sociali di genere e le loro caratteristiche,
ossia una banalita […] Piùttosto «gender» significa in ultima analisi che non esiste un
genere biologico. La suddivisione dei neonati in maschi e femmine sarebbe un arbitrio, si potrebbe
distinguerli altrettanto bene secondo punti di vista del tutto diversi, per esempio in
grandi e piccoli. Pertanto gia nell’assunzione dell’esistenza di un genere ci sarebbe un’assegnazione
di identità in ultima istanza violenta: la «matrice eterosessuale»”. Il termine “gendernaut”
e ripreso dal film-documentario Gendernauts: A Journey Through Shifting Identity
reliazzato nel 1999 da Monika Truet e presentato nello stesso anno al Festival internazionale
di Berlino. Il film descrive un gruppo di artisti che vivono «attraversando» le convenzionali
identità di genere e promuove cosi l’idea della «neutralita di genere», dei «gendernauts», appunto.
31 Qualcuno ritiene che determinati limiti potrebbero essere stabiliti sulla base di una riproposizione
dell’utilitarismo. Non posso soffermarmi in questa sede sull’inconsistenza di tale
posizione. Mi limito a fornire un esempio di «limite» etico sostenuto da un noto bioeticista
di impostazione utilitaristica: nel 1998 con il titolo Quando è giusto uccidere un infante, il
32 L’agronomo sovietico Trofim Denisovič Lysenko negli anni Trenta del Novecento sostenne
una teoria neolamarckiana sulla ereditarieta dei caratteri acquisiti, che, con l’appoggio di Stalin
e del Partito comunista dell’Urss, riusci ad imporre come teoria ufficiale conforme al marxismo,
ottenendo il siluramento, e in alcuni casi addirittura il confino, dei suoi oppositori. Dopo
il 1956 il potere di Lysenko, la cui teoria era stata riconosciuta priva di fondamento, venne
meno e i genetisti destituiti furono reintegrati (http://www.treccani.it/enciclopedia/trofim-denisovic-
lysenko/:).
33 Tony Anatrella, L’eresia antropologica del totalitarismo “gender”, intervista di Benedetta
Frigerio, 4 marzo 2015, http://www.tempi.it/eresia-antropologica-del-totalitarismo-gender#.
VPg5JoEjbWq. Cfr. Id., La teoria del “gender” e l’origine dell’omosessualità, Roma 2012.

 

 

 

 

 

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